Secondo me è una leggenda sostenuta da dati interpretati male.
Per esempio, l'altissimo numero di donne nel parlamento svedese, vuol dire che c'è maggiore parità che in Italia o solo che in Svezia le donne si interessano di più alla politica? Inoltre l'esperienza italiana ha dimostrato che per le donne esistono dei modi di entrare in politica e di diventare ministro che non hanno niente a che fare con la parità dei sessi, anzi.
Poi c'è il congendo parentale per gli uomini che esiste anche in Italia, ma che nello stivale i papà sono restii a prendere. Vuol dire che gli uomini italiani sono maschilisti o magari invece che non lo prendono perché sanno che la loro carriera sarebbe rovinata? In questo caso le leggi dei due paesi sono equivalenti, ma è la mentalità dell' azienda che fa la differenza.
E a proposito di mentalità, a me non sembra che le donne svedesi si sentano alla pari degli uomini, almeno a giudicare da cose che ho sentito e che mi hanno fatto rabbrividire. Esempi?
1. Il parcheggio "a nastro": in Svezia è considerata una cosa da uomini. Le donne sanno parcheggiare solo a pettine o a spina di pesce.
2. La rabbia: sembra che qui la rabbia sia una prerogativa maschile. Una mia amica italiana è andata da una psicologa e le ha detto che uno dei suoi problemi era di sentirsi esageratamente arrabbiata senza motivi validi. La piscologa svedese le ha risposto era un problema "gender related", che la sua era probabilmente una rabbia normale, ma lei la percepiva come esagerata perché "le donne non si sentono autorizzate ad arrabbiarsi". La mia amica le ha dovuto spiegare che le italiane, se c'è una ragione valida, non si vergognano affatto ad incazzarsi come iene.
3. I giocattoli: proprio come in italia in tutti i negozi ci sono due reparti, uno per le femminucce, pieno di bambole e attrezzi per dipingere, disegnare e fare altre cose artistiche, e uno per i maschietti con le pistole e le costruzioni. Per forza poi ci sono più uomini ingegneri.
4. I risultati scolastici: pare che le ragazze svedesi, come quelle di tutto il mondo occidentale, a scuola siano più brave dei ragazzi (qui, in svedese). È una dato che si presta a varie interpretazioni, ma secondo me è perché le ragazze dopo secoli in cui sono state considerate intellettualmente inferiori, sentono ancora di dover dimostrare il contrario. Anche in Svezia.
Infine, ieri ho visto un film che se contiene anche un 50% di realismo getta una luce inquietante sulla situazione della donna in Svezia. Si chiama "Tusen gånger starkare" ("Mille volte più forte", tratto dal romanzo omonimo) e parla di una classe di quindicenni, dove i ragazzi non lasciano mai parlare le ragazze, dopo la lezione di educazione artistica se la squagliano e le lasciano a pulire i pennelli, quando giocano a pallacanestro non passano mai o le buttano a terra e così via. C'è persino una ragazza carina che fa finta di essere stupida perché "essere intelligenti non è sexy". I professori si rendono perfettamente conto della situazione, ma lasciano fare. Le ragazze non hanno nemmeno il coraggio di protestare fin quando l'arrivo di una nuova alunna cambia un po' le cose, ma è solo una breve parentesi.
Certo è solo un film, ma quanta verità contiene? Se qualcuno ha esperienza diretta o indiretta delle scuole superiori svedesi mi piacerebbe conoscere la sua opinione.

La cosa "interessante" del punto 4 è che nonostante i risultati scolastici femminili sono migliori di quelli maschili, le posizioni di dottorato (quindi si passa dal mondo dello studio a quello del lavoro) sono in stragrande maggioranza ricoperti da uomini...
RispondiEliminaIn un post precedente discutevo con Tino sul fatto che, effettivamente, la paritá non é una cosa insita nel DNA degli svedesi, ed é stata creata 'per legge', se cosí vogliamo dire, negli ultimi decenni.
RispondiEliminaDa quella che é la mia personale esperienza credo che queste leggi un po' il loro lavoro l'abbiano fatto. Faccio un esempio sul congedo dei papá. La mentalitá dei datori di lavoro é cambiata col tempo (anche perché qui c'é maggior tendenza ad avere rispetto per la legge), la mentalitá dei padri gradualmente é cambiata, eccetera.
Se vado su forum di discussione italiani a proposito di genitorialitá, é molto piú facile trovare una mentalitá che esclude il padre rispetto alla Svezia.
Un problema che riscontro nelle donne svedesi é che spesso danno per scontato il fatto che la paritá esista, e non fanno molto per tenersela.
Per me che vengo da un paese ancora molto macho certe cose sono molto evidenti e vedo i rischi di determinate scelte politiche (tipo quelle dei KD di dare un assegno ai genitori che tengono i figli a casa dall'asilo), ma qui secondo me non se ne rendono conto.
La faccenda dei giocattoli/vestiti divisi per sesso é anche quella vera. In questo caso il problema é che vengono prodotti da multinazionali indipendentemente dalla volontá dei pochi svedesi, quello c'é sul mercato, e quello viene venduto. E infatti io come genitore non sono affatto contenta. Comunque noi non ci siamo fatti problemi a prendere le pentoline per il Mezzovikingo, o sua nonna a prendergli il computer rosa di hello Kitty, mentre la sua migliore amichetta gioca con trattori e ruspe perché li adora, e i suoi glieli comprano.
E poi pochi giorni fa sull'Expressen parlavano di Kiruna, ed intervistavano una tizia che lavora in miniera manovrando macchine enormi, alla faccia di molti che nei forun italiani sostengono che 'una donna in miniera non ci lavorerebbe mai'.
@lafatta, anche in Svezia?
RispondiElimina@Morgaine, per quanto riguarda i giocattoli, le multinazionali li producono, ma sono gli svedesi che li espongono nei negozi in un certo modo e che scelgono di comprarli per i figli a seconda del sesso. Non tutti gli svedesi comprerebbero il computer di Hello Kitty al figlio o comunque non tutti i maschietti avrebbero il coraggio di chiderlo perché dalle figure sulle confezioni si rendono conto che da loro ci si aspetta che richiedano automobiline ecc.
I soldi ai genitori che tengono a casa il bambino non mi sembra un attacco alla parità perché potrebbe darsi che a casa con il pupo ci rimane il papà e non la mamma. Mi sembra piuttosto negativo per l'integrazione degli stranieri che più tardi vanno a scuola più tardi imparano lo svedese.
Ottimo che una donna volendo possa lavorare in miniera. Ma ci sono donne cardiochirurgo? E androloghe?
Io penso che quando si parla di "paritá dei sessi nei paesi del nord europa" si tenda a indorare il tutto. Che é poi anche il motivo per cui quando arriva un italiano nuovo, di solito per i primi mesi non fa altro che sperticarsi in lodi su quanto avanti sia questo paese.
RispondiEliminaNo, la paritá totale non é stata raggiunta nemmeno qui. Io peró penso che ci siano leggi e politiche che quella paritá tendono a proteggerla. Non é nemmeno un paritá perfetta, perché ad esempio qua la donna puó far carriera quanto le pare, ma se non fa figli non é 'lagom' e c'é qualcosa che non va. Come non é ancora stato affrontato il problema della paritá per persone immigrate da altri paesi.
Rispetto al machismo italiano (dai porca miseria, ho amiche di meno di 30 anni sposate con uomini 'moderni' che non fanno una mazza in casa!) si sta meglio qui. C'é lavoro da fare, ma qui, io credo, lo si puó fare.
bixx
@Bixx, sono d'accordo che le leggi siano buone, ma anche in Italia lo sono abbastanza. Secondo me però le donne qui si sentono inferiori.
RispondiEliminaIl problema della parità tra gli immigrati, secondo me non si può risolvere perché dipende dalla mentalità e questa non si cambia facilmente. Nessuna legge può costringere gli uomini a fare le faccende, a non essere esageratamente gelosi ecc. Ma gli immigrati di seconda generazione sono già diversissimi dai genitori.
Per quanto riguarda l'Italia, se gli uomini in "casa non fanno una mazza" la colpa, mi dispiace dirlo, è delle madri italiane che non gli insegnano a fare niente e non pretendono che aiutino in casa fin da bambini.
@Fiammetta: sulle cardiochirurghe o androloghe mi sa che devi girare la domanda a Giulia o Silvia.
RispondiEliminaIo lavoro solo con ginecologi, ed entrambi i sessi sono rappresentati (peró tra le ostetriche i maschi sono pochissimi).
Sui soldi ai genitori al posto dell'asilo: é giustissima la tua osservazione che colpisce specialmente gli stranieri. Ricordo comunque un editoriale dell'Expressen, dove si metteva in risalto che chi sceglieva l'opzione soldi vs. asilo erano soprattutto donne con basso reddito e donne immigrate. Il problema c'é soprattutto per quest'ultime che non riescono ad affrancarsi da una mentalitá in cui la donna deve stare a casa, inoltre in questo modo fanno molta piú fatica a trovare un lavoro, stare fuori casa e quindi riuscire ad integrarsi piú facilmente nella societá svedese.
Giocattoli: a prescindere dal Paese, la mia sensazione é che ci sia un ritorno ad uno sfrenato sessismo delle case produttrici rispetto a qualche anno fa. Quando ero piccola io non ci si sognava di avere le scatole di Lego 'per maschi' e 'per femmine', per esempio. La prima volta che le ho viste (qui), ho strabuzzato gli occhi, proprio non ne capisco il senso.
L'unico motivo per cui non ho mai osato chiedere i Lego Tecnic ai miei era perché costavano tanto, non perché fossero una cosa 'da maschi', per dire. Forse sono vissuta io in una famiglia abbastanza aperta su queste questioni, ma mi sembra che allora fosse piú facile trovare giochi neutrali, o vestiti da femmina non necessariamente tutti rosa e stile 'piccole mignottine crescono'.
@Bixx: sempre un piacere rileggerti!
L'idea della parità dei sessi svedese nasce dalle idee dei coniugi entrami premi Nobel, Gunnar e Alva Myrdal, 'Kris i befolkningsfrågan' del 1934, che comprendeva tra le altre cose politiche attive di tipo eugenetico. La visione dei Myrdal è che la donna in sé è un peso per la società e per lo stato, in quanto spesso non lavorava per badare alla famiglia,pertanto deve essere messa in condizioni di non esserlo. Questo insieme alle politiche economiche di Wigforss e alla riforma Möller, sulla stessa linea sono stati i primi ministri fino a Palme, è stata la matrice su chui si è fondata la svezia moderna nonchè gran parte della mentalità degli svedesi con pregi e difetti che si possono amabilmente leggere sul blog di Morgainee.
RispondiEliminaIl mio pensiero sulla parità dei sessi non è politically correct, ho sempre più spesso l'impressione che nel mondo occidentale (del resto non ho esperienza) le donne hanno accettato di vedere il mondo al maschile,
portando ancora pochi cambiamenti al mondo del lavoro e al modo di vivere diventando a volte la brutta copia degli uomini.
Per quanto riguarda i risultati scolastici, gli uomini hanno una media più bassa, ma una varianza notevolmente maggiore delle donne, che pur avendo in media risultati migliori di quelli maschili, hanno una maggior difficoltà a raggiungere quelli di eccellenza.
@Random: sul primo punto sono d'accordo. Le donne tendono sempre più ad imitare modelli comportamentali maschili, invece di cercare di proporre propri modelli alternativi.
RispondiEliminaPer i risultati scolastici, invece, penso che le donne maturano prima: un ragazzo a 17-18, salvo rare eccezioni, è una "capa di c...", le ragazze sono più mature e disciplinate. Il problema è ciò che avviene dopo: per le donne è molto più difficile emergere, in parte perchè hanno la capacità di gestire più cose contemporaneamente rispetto agli uomini, ma tendono ad approfondire meno certi aspetti, in parte perchè ci sono ancora molti pregiudizi in giro e qui scattano le discriminazioni. Le leve del potere, accademiche e non, sono ancora in mano agli uomini, per le donne rimane complicato approdare a certi posti.
Ciao, GMM
@Morgaine, l'apparire dei lego diversi per i due sessi si spiega con una semplice questione di marketing. Prima bastava una scatola per tutta la famiglia, ora chi ha il maschio e la femmina deve comprarne due.
RispondiElimina@Random, da una parte sono d'accordo sul fatto che c'é stata una parità al ribasso nel senso che adesso anche le ragazze fanno alcune cose assolutamente stupide che prima erano prerogativa maschile, come ubriacarsi o formare gang. D'altra parte mi piacerebbe sapere qual è il tipo di parità che sogni tu.
Vorrei anche capire come fai ad attribuire a questa coppia di premi nobel la respondablità di un processo di modernizzazione che con poche differenze si è realizzato in tutto il Nord Europa e con un po' di ritardo anche nel Sud. Non è una provocazione, è che proprio sono ignorante sull'argomento.
Per quanto riguarda, l'eccellenza non raggiunta dalla ragazze, se tu lo dice avrai dei dati per dimostrarlo. Può darsi che questo accada perché le ragazze vogliono "andare bene a scuola" mentre i ragazzi sono più incoraggiati a seguire le loro passioni. Chissà... Sarebbe anche interessante fare un esperimento e educando due gemelli omozigoti di sesso diverso in maniera assolutamente identica e vedere poi che differenze ci sono nel comportamento e nell'apprendimento. Ma penso che sia una cosa impossibile da realizzare.
@GMM, quali sono gli aspetti che le ragazze non approfondiscono? O volevi dire che in generale le donne non approfondiscon, come diceva anche Random?
@Fiammetta i gemelli omozigoti possono essere solo dello stesso sesso. Riguardo alle differenze di genere nella produzione scientifica ti posso consigliare LEE, S., BOZEMAN, B. (2005), The Impact of Research Collaboration on Scientific Productivity, Social Studies of Science, 35 (5) : 673–702 oppure LINN, M. C., PETERSON, A. C. (1985), Emergence and characterisation of sex differences in spatial ability: A meta-analysis, Child Development, 56 : 1479–1498 oppure LONG, J. S. (1987), Problems and Prospects for Research on Sex Differences in the Scientific Career.
RispondiEliminaIn: L. S. DIX (Ed.), Women: Their Underrepresentation and Career Differentials in Science and Engineering, National Academy Press. 157–169. Riguardo alle differenze di personalità negli studi in cui sono stati utilizzati gemelli puoi leggere Hans Eysenck, Personality Dimensions and Arousal (1987) editor, with J. Strelau e grossomodo tutta la letteratura di Hans Eysenck. Se vuoi qualcosa di meno "accademico" leggi “Il paradosso dei sessi” della psicologa canadese Susan Pinker edito da Einaudi titolo originale "The Sexual Paradox: Men, Women and the Real Gender Gap", altri libri interessanti sono la coppia di libri della neurospichiatra americana Louann Brizendine rispettivamente "Il cervello delle donne" e "il cervello dei maschi" in inglese sono The Female Brain. Morgan Road/Broadway Books. 2006, 2007. ISBN 9780767920094. The Male Brain. Morgan Road/Broadway Books. 2010. ISBN 9780767927536.
L'influenza dei myrdal è stata un influenza prettamente svedese in modo diretto e indirettamente ha influenzato altri paesi come gli USA: Gunnar Myrdal è stato professore alla Stocholm School of Economics, la principale università economica fenno-scandinava fino a qualche decennio fa, dal 1933 al 1974, è stato parlamentare in Svezia dal 1933 al 1947, professore all'università di stoccolma da 1960 al 1967, ministro del commercio dal 1945 al 1947, per i successivi dieci anni fu segretario esecutivo della Commissione Economica per l'Europa, dopodiché dedicò la sua attenzione all'Asia e alla povertà nei paesi del Terzo Mondo.
Per il resto continuerò, ora devo andare in palestra...
@Random Walk: Il problema delle pubblicazioni scientifiche o psicologiche che parlano di differenze di genere é che c'é un bias di fondo dovuto al fatto che i soggetti sono nati, cresciuti ed influenzati in un ambiente dove esistono condizionamenti di genere abbastanza radicati, non in condizioni perfettamente neutrali.
RispondiEliminapertanto é molto difficile capire se le differenze osservate sono dovute effettivamente ad un'effettiva differenza fisiologica, oppure ad un'influenza ambientale.
Non é come quando, nel mio gruppo, se vogliamo studiare l'influenza di un tipo di sostanza sul comportamento allora prendiamo dei topi cresciuti in ambiente completamente gender-neutral, e quindi siamo abbastanza sicuri che le differenze osservate sono prettamente fisiologiche.
Tempo fa mi era stato chiesto da genitoricrescono di scrivere un articolo sulle possibili differenze fisiologiche tra uomo e donna, e le possibili ripercussioni sulle differenze sociali. Il fatto é che fare delle correlazioni é difficile. I cervelli maschile e femminile non sono identici e non sono soggetti alle medesime influenze biochimiche, ma attualmente non é possibile fare una precisa correlazione tra biologia e comportamenti o abilitá specifiche.
Ricordo poi che avevo letto articoli di un illustre psicologo sui bambini, che dimostrava statisticamente che ai maschi piacciono le macchine e alle femmine le bambole. L'errore del tipo é che questi bambini erano vissuti in un ambiente che incoraggiava o scoraggiava pesantemente a scegliere determinati giochi a seconda del sesso.
Quindi io personalmente vado molto cauta in materia.
@Random, accidenti questa cosa degli omozigoti dello stesso sesso non ci voleva :-)(Che capra che sono). Sono impressionata dalla blbiografia che mi hai suggerito, ma non penso che avrò il tempo di dedicarmici. Comunque, anche io come Morgaine credo che sia difficile capire quali differenze tra cervello maschile e femminile siano biologiche e quali culturali.
RispondiEliminaNon hai risposto sul tipo di parità ideale secondo te.
@Morgaine, concordo. E a proposito di quella ricerca a cui ti riferisci, io ho letto diverisi articoli che ne parlavano sia su forum italiani che inglesi e i commenti di molti lettori erano: "Eccerto, che ci voleva una ricerca scientifica per sapere che ai maschi piacciono le macchinine e alle femmine le bambole?"
Stiamo inguaiati.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiElimina@Morgaine, il problema delle pubblicazioni psicologiche/sociologiche/politologiche in media è che coloro che le pubblicano non conoscono la statistica e fanno molti errori, da Econometrico work in progress, quando vedo paper psicologici applicati è raro trovare modelli con R^2>=30, multilcollinearità a go go, selection bias,o cherrypicking dell'autore. I modelli di Eysenck sono strano ma vero abbastanza ben fatti riescono addirittura a spiegare il 70% della variabilità, il campione era basato su bambini gemelli omozigoti per quanto mi ricordo, il paper è volto a dimostrare l'ereditarietà dell'estroversione/introversione a prescindere da fattori ambientali, su circa mezzo migliaio di coppie.
RispondiElimina@Fiamma: ho notato che molte donne arrivano fino ad un certo punto di approfondimento nelle cose, e lì si fermano; come se fossero appagate dal livello raggiunto o come se non osassero spingersi oltre certi limiti. Ovviamente è ciò che ho osservato io, quindi non lo ritengo valido universalmente, però l'ho riscontrato in varie donne di età ed educazione diverse. Noi uomini siamo un pochino più puntigliosi, anche perchè facciamo molta fatica a seguire più di 1-2 cose alla volta, laddove voi riuscite a "tenere vive" più cose contemporaneamente.
RispondiEliminaVorrei sottolineare come può mutare la percezione delle cose, grazie al sentire comune. Se, in una famiglia, una donna non lavora, viene subito catalogata come casalinga (anche se magari combina molto poco per la casa/famiglia), mentre se un uomo non lavora (e lo fa la moglie/compagna) viene subito catalogato come mantenuto/pappone. Questo perchè, nella storia dell'umanità, l'uomo era quello che cacciava/portava i soldi a casa, la donna quella che badava alla casa ed alla famiglia. L'inversione dei ruoli mette in crisi le nostre abitudini culturali.
Ciao, GMM
@GMM, pian piano mi sembra che si stiano facendo strada anche i casalinghi, la la strada è lunga. Comunque secondo me, indipendentemente dal sesso, è sempre meglio essere indipendenti economicamente e non essere costretti a mantenere l'altra persona: due cuori, una capanna e due conti separati in banca. Poi naturalmete se una coppia ha figli e lo stipendio di uno dei due non basta nemmeno a pagare la babysitter allora forse dal punto di vista economico è meglio dedicarsi alla casa e ai bambini, almeno fin quando sono piccoli.
RispondiEliminaMi riferivo alla percezione ed al significato che diamo a certe cose. Altro esempio: una donna che va con molti uomini viene etichettata come "puttana" (accezione negativa), un uomo che va con tante donne "un puttaniere" (accezione positiva, è un tipo ganzo, che ci sa fare).
RispondiEliminaCiao, GMM
'Puttaniere' e' un dispregiativo. Per me 'puttaniere' significa 'uno che va a puttane (perche' non e' capace di fare acchiappanza)'
RispondiEliminaPer qualcun altro potrebbe essere 'uno che va a puttane (perche' non ha il tempo di correre dietro alle donne)'. Per esempio se qualcuno dice 'Berlusconi e' un vecchio puttaniere' io lo interpreto nel senso letterale, non in quello metaforico proposto da GMM (che tra l'altro non ho mai sentito, ne avevo idea che potesse essere usato in quel senso)
Luke
Non mi addentrerò in questioni linguistiche, però ho l'impressione che tra i giovani non sia più così e che anche per le ragazze sia considerato motivo di vanto aver avuto molte avventure.
RispondiEliminaAndrologhe non ne conosco (ma neanche andrologi a dire il vero). In Neurochirurgia da noi mi pare che le donne siano in minoranza. Invece ho avuto una sorpresa aprendo la pagina della Thoraxkliniken di Linköping, dove fanno tra l'altro la cardiochirurgia, e quasi tutte le responsabili sono donne:
RispondiEliminahttp://www.lio.se/Verksamheter/HMC/Thorax-Karlkliniken-i-Ostergotland/Ledning-och-organisation/
Dove lavoravo prima in Italia le chirurgie erano a nettissimo predominio maschile (anche se in una c'era una primaria).
IQuesta tua domanda sulle chirurghe me ne ha fatta venire in mente una sulla parità, a tutti: in una famiglia con figli in cui UNO DEI DUE fa un lavoro più che impegnativo (tipo cardiochirurgo, manager che deve viaggiare continuamente ecc) che lo/la porta a non avere molto tempo per la famiglia, il rispetto dei bambini imporrebbe che l'altro cerchi di compensare trascorrendo più tempo con loro ed occupandosi delle loro necessità e questo di solito non è compatibile con una carriera anche per il secondo coniuge. Perché è inutile illudersi, da un lato il lavoro diventa sempre più competitivo, dall'altro ci sono lavori che proprio non possono limitarsi alle 8 ore al giorno e anche con tutti gli aiuti statali alla svedese, i bambini hanno bisogno dei genitori. Allora in una famiglia così, la parità dove va a finire? Come si fa a mantenerla?
La parità è spesso associata con la possibilità di lavorare fuori casa e guadagnare. E giustamente, perché se dipendo economicamente da qualcuno, in qualche modo avrò sempre bisogno della sua approvazione o acquiescenza, per fare le mie scelte. Però secondo me un po' ci si dimentica che la parità si gioca anche in famiglia nella definizione dei ruoli: io genitore che sta a casa scelgo di stare a casa (di fare part time, di rinunciare alla carriera, fate voi) perché la cosa va meglio per la famiglia nel suo insieme MA la mia scelta ha un valore che viene riconosciuto anche dall'altro. E non implicitamente "perché è per natura compito della donna allevare la prole" (con il rischio poi di sentirsi rinfacciare che le donne si fanno mantenere!). Che ne pensate?
@Giulia, certo se bisogna che uno resti a casa o sacrifichi la carriera, non è detto che debba essere la donna. In genere è quello che guadagna di più che continua a lavorare e ancora adesso però è quasi sempre l'uomo, ma non solo perché c'é disparità di trattamento, ma anche perché più spesso le donne intraprendono studi umanistici, che poi sono meno remunerativi. Poi conta anche l'ambizione e l'amore per il lavoro. Magari uno dei genitori guadagna meglio dell'altro, ma odia il proprio lavoro e lo fa solo per tenersi occupato, così quando arriva la possibilità di dedicarsi solo ai figli l'afferra al volo.
RispondiEliminaNon dicevo che debba essere la donna, per me può essere ciascuno dei due. Intendo che si tende a identificare la parità solo nella questione del lavoro (che per carità è importantissimo e poi è l'aspetto in cui si può intervenire con leggi, asili nido ecc), mentre secondo me c'è anche da pensare alle relazioni familiari. Il caregiver ha un valore di suo, uomo o donna che sia, non genera reddito ma genera benessere per tutti e in una relazione davvero paritaria questo andrebbe riconosciuto.
RispondiElimina@Giulia, sì avevo capito che volevi dire che poteva essere sia l'uomo che la donna e ti ho dato ragione.
RispondiEliminaIo però riconosco il valore della persona che rimane a casa solo se questa persona dimostra di avere effettivamente un valore. Lo dico perché ho conosciuto "casalinghe" che in pratica non facevano niente in casa. Avevano una donna delle pulizie pagata dal marito, una babysitter sempre pagata dal marito, cucinavano solo surgelati, pagati dal marito eccetera... Naturalmente esistono anche quelle che al contrario sono una ricchezza per la famiglia: fanno la spesa in 5 posti diversi per prendere la merce migliore a minor prezzo, riparano tutto il riparabile, accompagnano i figli dapperutto, vanno in giro per uffici ogni volta che c'é una magagna burocratica... Il valore di quelle così lo riconosco e finora non mi sono mai imbattuta in un esemplare simile al maschile. Ma non escludo che ci possa essere.
In parole povere, il mio sambo : )
RispondiEliminaAlessandra